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Home Critik'Art & reflexions Nadia Khiari "Gatti e anarchia la primavera araba l'ho disegnata così"

Nadia Khiari "Gatti e anarchia la primavera araba l'ho disegnata così"

nadia-khiari-willisLO SCORSO anno a Nadia Khiari è stata consegnata la laurea honoris causa all'Università di Liegi per il suo impegno per la libertà di espressione. Va comunque ricordato che — seppure poco note in Italia — ci sono grandi voci extraeuropee della satira grafica: Glez (Burkina Faso), Pi San (Cina), Kichka (Israele), Boukhari (Palestina), Boigàn (Messico), Rayma (Venezuela), Zohoré (Costa d'Avorio), Slim (Algeria).

Nadia Khiari, come e quando ha iniziato a fare vignette?

«IL 13 gennaio 2011, dopo l'ultimo discorso di Ben Alì ho ideato un personaggio: il gatto Willis di Tunisi, un modo per condividere col mio popolo emozioni e voglia di riscatto. Pensi, le mie prime vignette le ho fatte a Tunisi, durante quelle notti magiche e terribili del 2011. Le facevo davanti ad amici: quei disegni diventavano un modo per sentirci vicini, uniti. Le mie vignette, oltre ad esprimere le nostre idee, diventavano anche un modo per sentirci complici, più uniti. Prima di allora non avrei mai pensato di fare disegni satirici in maniera professionale» Perché un gatto?
«I gatti significano libertà, anarchia, indipendenza. Nessuno può dare ordini a un gatto, perché sicuramente non obbedirebbe ».

Come è diventata un mito della satira?

«Grazie a Facebook, alla rete. All'inizio mi seguivano solo i parenti, poi sono arrivata a oltre 20 mila fan. In tanti mi dicono: oggi, grazie al tuo disegno, mi sono sentito allegro, più felice».

Perché ha abolito il rosso dai suoi disegni?

«È il colore del sangue, delle repressioni»

Cosa significa essere una vignettista donna in Tunisia?

«Niente. Sono sempre stata apprezzata per soltanto il mio lavoro».

Nella satira chi sono i suoi punti di riferimento?
«Daumier è stato fondamentale per la qualità dei suoi disegni e soprattutto per il modo con cui ha criticato l'ipocrisia della società del tempo: lui ha saputo irridere i politico, i grandi avvocati, i baroni della medicina. Ho poi adorato la satira francese contemporanea, senza limiti né censure: quella di Cabu e di Siné, quella rappresentata da riviste ormai leggendarie come L'Enragé, che è stato uno dei simboli del Maggio parigino; Siné Massacre; Hara Kiri; Charlie Hebdo, Siné Mensuel. Poi adoro i film di Woody Allen per la loro vena poetica, surreale, ironica».

Com'è la situazione della satira oggi in Tunisia?

«In Tunisia la satira è sempre stata vivace. Certo, oggi viviamo in un momento di incertezze e purtroppo ci sono tante persone che rimpiangono l'epoca di Ben Ali».

Lei deve il suo successo alla rete, ma ha mai collaborato ad una vera rivista satirica?

«Adesso lavoro per un giornale di satira politica prestigioso, di culto qualè Siné mensuel, che è in Francia è diffusissimo.

Altri i premi assegnati dal "Premio satira politica" diretto da sempre da Cinzia Bibolotti e Franco Colotti sono andati alla rivista satirica di Madrid Mon-golia, a Simone Lenzi, a Zeroclare, al regista Sydney Sibilia, all'imitatrice Virginia Raffaele. Lamostra La danza macabra della Grande guerra resterà aperta fino a novembre.
Tra gli altri vincitori, la rivista spagnola, Mongolia, Simone Lenzi e Zerocalcare
Nadia Khiari e due delle sue vignette: l'artista tunisina ha vinto il Premio satira politica di Forte dei Marmi

ROBERTO INCERTI, 14 settembre 2014
la Repubblica.it